Cfp #8: Un nuovo “nomos della terra”? Governance internazionale, sviluppo e aiuto umanitario

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A partire dal secondo dopoguerra la misura dello sviluppo, e l’assunto che le relazioni esterne tra gli Stati dipendono dalle loro configurazioni politico-istituzionali ed economiche interne, hanno consentito agli Stati ‘sviluppati’ di continuare a interferire negli affari interni degli Stati ‘sottosviluppati’ operando però nel quadro di un orizzonte di legittimità profondamente rinnovato.

Da mezzo per promuovere la mise en valeur dei territori colonizzati, nel discorso post-coloniale la promozione dello sviluppo dei ‘non sviluppati’ è divenuta un fine universale, cooperativo e moralmente qualificato di tutti gli Stati liberi. Un obiettivo promosso da Stati che hanno assunto il ruolo di guida, di ‘sviluppatori’, non più in quanto colonizzatori ma generosamente, in quanto donatori; non attraverso il dominio diretto o le sole relazioni diplomatiche e commerciali, ma attraverso l’aiuto, l’assistenza e la messa a disposizione dei loro modelli politico-istituzionali ed economici. Nel 1962 Carl Schmitt identifica non a caso nella «spartizione della terra in regioni e popolazioni industrialmente sviluppate e sottosviluppate» e nelle correlate politiche di aiuto, il nuovo «nomos della terra». Una nuova misura del mondo che ha consentito la creazione di uno spazio peculiare di governance globale, complementare rispetto alle dimensioni classiche della politica internazionale.

Nel corso degli anni il concetto di sviluppo si è esteso e ampliato e ha alimentato la costante opera di riformulazione e ridefinizione del contenuto, degli obiettivi, dei saperi e delle relazioni che strutturano tale peculiare spazio di relazione tra gli Stati. Dalla teoria della modernizzazione, al basic needs approach e alle disastrose ricette neoliberiste degli anni ottanta del novecento, dalla promozione dei diritti umani, della parità di genere e delle capacità umane, fino alla ridenominazione come ‘sostenibile’ e ‘umano’ e alla connessione strategica con il tema della sicurezza nelle sue diverse declinazioni, il concetto di sviluppo ha assunto determinazioni varie e variabili. Da ultimo, nei dibatti e nel policy-making più recenti, il concetto di ‘aiuto’ ha cominciato a essere analizzato criticamente anche alla luce dei presupposti di reciprocità, rispetto della sovranità e non condizionalità. L’Agenda 2030 include, in questo senso, un innovativo principio di universalità volto a superare la divisione concettuale e operativa tra paesi sviluppati e non mirando, ad esempio, a ridurre la povertà trasversalmente in ogni Stato.

Con riferimento a tale contesto teorico, invitiamo a proporre contributi originali, anche di taglio interdisciplinare, che analizzino criticamente la peculiare natura e produttività politica delle politiche di aiuto allo sviluppo e/o umanitarie e il loro impatto sulla governance internazionale. La call si rivolge non solo al mondo accademico, ma anche ai contributi provenienti dal mondo dei practitioner che operano in tale settore.

Sono particolarmente graditi contributi che adottino le prospettive metodologiche dei seguenti ambiti disciplinari (anche interdisciplinari): filosofia politica, storia delle dottrine politiche, storia delle idee, storia delle istituzioni, studi culturali, studi postcoloniali, teoria politica, storia politica, relazioni internazionali.

Gli articoli potranno affrontare i seguenti temi (o proporne di ulteriori):

  • connessioni teoriche e pratiche con gli apparati simbolici, istituzionali e di sapere coloniali;
  • competizione/comparazione tra dottrine, programmi e modelli politici occidentali, nonché tra modelli, programmi e dottrine occidentali e ‘non occidentali’;
  • riconfigurazioni dottrinali del concetto di sovranità, di Stato e di sovereign equality (ad esempio, la dottrina della Responsibility to Protect o la categoria di failed State);
  • nuove concezioni della sfera internazionale/globale e delle relazioni tra gli Stati e nuove articolazioni del rapporto tra politico ed economico;
  • legami con il concetto di sicurezza, e in particolare con il concetto di security governance e di human security;
  • risignificazione dei concetti di pace e di guerra e, in particolare, del rapporto tra pace/ordine e sviluppo e tra guerra/disordine e sviluppo;
  • forme e pratiche di resistenza e resilienza a livello globale, transnazionale e locale;
  • proiezioni legislative e sociali dei diversi approcci ai concetti di sviluppo, aiuto, ecc.;
  • altre riflessioni non menzionate che mostrino il modo in cui le politiche di aiuto internazionale, con il loro apparato istituzionale, di sapere e discorsivo, hanno influenzato, e continuano a influenzare, il modo di concettualizzare la governance internazionale.

Per sottoporre una proposta di articolo occorre inviare un abstract dettagliato di min. 2500 max. 3500 battute (spazi inclusi) e una breve bibliografia di max. 10 testi (non rientra nel calcolo degli spazi) al seguente indirizzo email: cfp@rivistapolitics.it

Scadenze:

  • 16 luglio 2017: scadenza per l’invio dell’abstract;
  • 31 luglio: accettazione degli abstract da parte del Comitato scientifico;
  • 24 settembre: scadenza per l’invio degli articoli definitivi (max. 35.000 battute);
  • 5 novembre: invio degli esiti delle valutazioni dei revisori anonimi;
  • 26 novembre: restituzioni degli articoli dopo eventuali correzioni richieste;
  • 18 dicembre 2017: pubblicazione.

La rivista utilizza come metodo di citazione The Chicago Manual of Style 16 (Author-date).

Il numero monografico sarà curato da Annalisa Furia e Bernardo Venturi.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito web: www.rivistapolitics.it

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